Kamzan_Le Insidie del Bosco dei 100 Acri

Le insidie del Bosco dei 100 Acri

#18Gennaio #WinniethePoohDay

La fanciullezza, un periodo che tutti noi ricordiamo con tenerezza e nostalgica spensieratezza. Quando ogni scoperta era accompagnata da emozioni genuine, quando il mondo era una tavolozza di colori brillanti che si mescolavano per dar vita a forme e sostanza delle cose. Quando un suono scaturiva l’innesco di viaggi nella fantasia. Quando le avventure che vivevamo scandivano il tempo della giornata. Ognuno di noi aveva un amico speciale, un fidato compagno di avventure che ci seguiva ovunque e che soprattutto di notte ci proteggeva stringendosi a noi. Un orsacchiotto di pezza, proprio come quello di Christopher Robin Milne, le cui avventure hanno dato vita alle storie di Winnie the Pooh.

Tutto si svolge in un meraviglioso bosco, il Bosco dei 100 Acri: un’oasi di gioia, dove gli animaletti di pezza di Christopher prendono vita e insieme a lui vivono straordinarie avventure. Quel mondo fantastico nasce dalle fiabe della buona notte raccontate dall’autore Alexander Milne, a suo figlio, Christopher. Tanti però non sanno i retroscena della genesi di uno dei personaggi della Disney più amato dai bambini e che ancora oggi, dopo generazioni, continua ad accompagnarli nella crescita.
Infatti, inaspettata e tragica è la storia nascosta che vive dietro il bel sorriso e le parole felici di questo fantastico orsetto. È una storia di guerra, di rapporti complicati tra padre e figlio, di un successo che scombussola la vita di un’intera famiglia: insomma, l’amaro contrario di tutto ciò che ci è sembrato una dolce e splendida favola. Ebbene sì, a quanto pare le avventure che hanno reso celebre questo scrittore hanno segnato nel profondo la sua vita ed i suoi rapporti famigliari.

Ve lo aspettavate?
A volte non siamo in grado di mettere a fuoco con chiarezza tutte le sfumature presenti in un racconto come questo, forse perché non ne abbiamo gli strumenti, forse perché non abbiamo approfondito l’argomento a sufficienza, forse perché non lo vogliamo sapere e basta, importa solo che ci sia un lieto fine. Perché è più semplice la vita quando viviamo nella speranza che tutto sia aulico e meraviglioso, che il bene vinca sempre sul male e che le ingiustizie vengano sempre fermate in virtù di una legge suprema. Ma aimè con il calar del sole sulla fanciullezza si scopre che la realtà è diversa, che quel meraviglio bosco incantato cela molte insidie e che il “lieto fine” ed “il vissero per sempre felici e contenti” non sempre può avverarsi.

Analizzando meglio la situazione, in quali occasioni speriamo di pronunciare queste due graziose parole? Lavoro, rapporti affettivi, studio… tutto ciò che facciamo ha sempre l’obiettivo di concludersi in qualcosa di positivo e gratificante per la nostra carriera, per la nostra famiglia e per noi stessi.
Cosa succede se questa condizione psicologica viene trasportata nel comportamento d’acquisto dei consumatori? C’è una correlazione tra il bisogno di un bene o servizio e l’aspettativa inconscia di vivere un “lieto fine” dopo averlo acquistato? Che lo shopping ci faccia sentire bene è un dato di fatto e da molti studi di neuromarketing si è evinto che questa condizione di soddisfazione e felicità è dovuta anche in parte alle aeree cerebrali attivate durante l’acquisto ed al rilascio di serotonina. Tale appagamento poi per alcuni si traduce anche nel potere di acquistare un prodotto od utilizzare un servizio in modalità gratuita ottenendo una massima resa con uno sforzo, sia psicologico che economico, tendente allo zero; ed infatti sbirciando sui nostri smartphone di sicuro troveremo tra le app quella di Spotify, di WhatsApp e così via.
Ma siamo certi che la gratuità non possa celare oscuri retroscena, come la storia di Winnie The Pooh? Ci siamo mai chiesti fino in fondo come mai una qualsiasi azienda sia disposta a “regalare” prodotti o servizi senza chiedere nulla in cambio?
Possiamo confermare i nostri dubbi anche solo cercando sul web lo scopo di uno scambio: “Soddisfare i bisogni delle parti che decidono di instaurare tra loro un accordo di compravendita”.
Allora un’impresa, vendendo gratuitamente, può ritenersi pienamente soddisfatta? Può essere, ma per sopravvivere nel mercato, ovviamente, questo non basta. E questo, purtroppo, comporta un’unica consapevolezza: anche la gratuità ha un prezzo, e quel prezzo siamo proprio noi.
Riprendiamo come esempio WhatsApp, l’applicazione di messaggistica istantanea più conosciuta ed utilizzata negli ultimi anni. Non tutti lo sanno, ma l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un vero e proprio procedimento giudiziario nei confronti di WhatsApp. L’autorità amministrativa sosteneva che il contratto WhatsApp offerto agli utenti, nonostante mancasse di un corrispettivo, non escludesse la presenza di un interesse economico, quale la “vendita a terzi dei dati personali degli utenti”.
La domanda che segue, a questo punto, è di dovere: avremmo comunque acquistato quest’applicazione una volta conosciuta la sua condizione di scambio? La risposta non può che essere sottintesa.
Ma la cosa più preoccupante è che WhatsApp non è sola. Molte altre realtà, che fanno parte del nostro quotidiano, presentano una situazione di questo tipo. Vi dirò di più: la maggior parte di queste ultime sono quelle che hanno conquistato maggiore notorietà. Una delle tante, per esempio, è proprio Dropbox. Il servizio di file hosting, durante questi anni, si è impadronito della maggior parte delle utenze per l’archiviazione online di file (più di mezzo milione) proprio grazie alla gratuità dallo stesso offerta: ma che casualità! Peccato che sia stata protagonista di numerose inchieste riguardo un problema di “accessi indesiderati” in oltre 68 milioni di account a partire dal 2012! Un piccolo dettaglio che non è stato per niente considerato dalla popolazione, considerando il suo inarrestabile utilizzo.
Vogliamo parlare di Google? Un cronista del giornale britannico “The Guardian” ha richiesto un’opzione per poter avere accesso a tutti i dati raccolti da Google fino a quel momento, riuscendo a scaricare file per circa 5,5 Giga. Il motore di ricerca più popolare al mondo, a quanto pare, non dimentica nulla: raccoglie contatti, mail, immagini, registro delle chiamate, e molto altro. E noi glielo permettiamo: questa è la cosa più sconcertante. La gratuità trasmette potere e rinomanza, tale da “giustificare” il furto della persona stessa. È talmente forte e gratificante che porta la maggior parte degli utenti a non farsi ulteriori domande. È il “lieto fine” di ogni consumatore.
Ma se da un lato il libero arbitrio di ognuno è sacrosanto, che sia consapevole o meno, se si parla di organizzazioni economiche in forma di Azienda, Associazione ed Impresa, dove il singolo è inserito in una struttura organizzativa precisa, con responsabilità e competenze definite, il discorso cambia. Ma ancora oggi, anche dopo l’entrata in vigore del nuovo Regolamento Generale europeo in materia di Protezione dei Dati tantissime organizzazioni permettono di essere “spogliati” dei loro dati e di quelli dei propri dipendenti (nei confronti dei quali, ovviamente, hanno una certa responsabilità) pur di usufruire di più beni e servizi possibili.

Il lato positivo di questa storia è che esistono molte altre realtà che vanno oltre il lieto fine, o meglio che se ne creano uno alternativo. Realtà dove la consapevolezza e la conoscenza non superficiale dei meccanismi di profitto consentono di adoperare scelte ponderate ed illuminanti per sé ma soprattutto per la loro organizzazione. Analizzare con lungimiranza il rapporto costi/benefici correlato all’utilizzo di un servizio gratuito rispetto ad uno a pagamento e garantito pesando anche le variabili “sicurezza dei dati”, “privacy” e “proprietà intellettuale” che di questi tempi tendono sempre ad avere una massa critica sempre più predominante. Quindi perché spaventarsi quando ci si trova un’etichetta del prezzo al posto giusto? Non è meglio avere una chiara e trasparente visione di ciò che si va incontro utilizzando un determinato servizio? Il più delle volte, far luce su questioni anche scomode ma importanti, può dare risultati migliori e duraturi. Essere consapevoli vi farà scegliere il sentiero giusto da seguire nel vostro Bosco dei 100 Acri e non rischierete di perdervi o di avere brutte sorprese. Ritornerete a casa, dai vostri amici di pezza senza scendere a compromessi sulla vostra privacy e sulla sicurezza dei vostri dati. Pagando un prezzo per un servizio sicuro e non a costo della vostra tranquillità e sicurezza.

Non dare un prezzo a te stesso. Prenditi cura e custodisci i tuoi dati e quelli della tua Azienda.